Photo Outtakes

Outtake #06

stenopeica_20min_exp
Ho già postato una fotografia stenopeica, ma se la precedente era significativa per la sua essenza di rivelazione, questa lo è per essere il frutto di una processo ormai controllato dall’inizio alla fine. La bellezza del conoscere le leggi fisiche e chimiche che stanno alla base della fotografia risiede nel riuscire a costruire una macchina fotografica su misura, anche se rudimentale, e ottenere dei risultati molto vicini a quelli che ci si prefigge. Del poliplat nero, del nastro adesivo e un foglietto di lamiera sono sufficienti per la sua realizzazione, partendo dai pochi schizzi in cui si definiscono le dimensioni, dati da cui derivano caratteristiche come l’angolo di campo o il rapporto focale. Una volta scelto il supporto sensibile da utilizzare (in questo caso della carta fotografica) è facile ottenere i tempi di esposizione necessari per impressionarlo correttamente. Lo sviluppo è l’ultima tappa, sicuramente la più coinvolgente: nel vedere apparire l’immagine sul fondo della bacinella si prova sempre un grande piacere.

 
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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 21, 2012 alle 12:06. È archiviata in fotografia, outtakes con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

4 pensieri su “Outtake #06

  1. Incredibilmente bella e geniale. Sei un mostro di bravura e tecnica…

  2. Quando verrò a Bali, farò solo foto stenopeiche alle scimmie…

  3. concordo in pieno… il mio primo lavoro in camera oscura è legato proprio ad una fotografia stenopeica, quindi il mio primo ricordo di una fotografia che si materializza davanti ai miei occhi è proprio quello e per fortuna resterà indelebile più nella memoria che nella carta… Concordo anche su quanto hai scritto nel post precedente, riguardo all’empatia collegata all’uso di una macchina stenopeica, è una delle cose più difficili da spiegare proprio perché nasce da una semplicità disarmante: un foglio, il buio e la luce. Questa tua filosofia degli Outtakes post dopo post mi fa venire voglia di riesumare quegli scatti meno fortunati che spesso però comunicano molto più di quelli riusciti

  4. Le fotografie sono strane perché a volte hanno il potere di comunicare cose diverse a seconda del momento o del contesto. Quando si lavora sulla sequenza si da più importanza al discorso che alla singola parola; gli “scarti” forse sembrano dire di più perché son da soli e, in alcuni casi, gridano alcuni concetti in maniera molto più convinta. Ogni tanto è bello guardare una solista piuttosto che un coro😉

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