Photo Outtakes

Outtake #19

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Quando iniziai a scattare le fotografie che oggi compongono “Uiza” non sapevo dove sarei andato a parare: avevo solo un’ intima e profonda necessità di fotografare quei luoghi che da sempre sono i miei luoghi.  Nell’estate del 2009 consumai decine di rulli, numerandoli e datandoli, ma senza svilupparli: decisi che avrei visto i risultati solo allo spegnersi di quella pulsione; non volevo concedermi il lusso di avere una seconda occasione nel caso in cui  uno scatto non fosse uscito come lo avevo pensato. Piccole personali strategie per riuscire finalmente in quello che da tempo desideravo: ottenere delle immagini in cui si potesse “ritrovare il fotografo dentro la fotografia”, come scrive Paolo Costantini nell’introduzione a “La bellezza in fotografia” di Robert Adams.  Le tre foto di oggi sono state scattate in anni differenti, utilizzando macchine fotografiche diverse: sono tentativi che mi hanno permesso di raggiungere, passo passo, il risultato che cercavo.  All’epoca non sapevo se mi stessi avvicinando o allontanando, all’epoca stava accadendo qualcosa di molto simile a quello che R. M. Rilke scrive in “Lettere a un giovane poeta”: “Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perché non le potreste vivere. Vivete ora le domande. Forse v’insinuate così poco a poco, senza avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta”.

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 22, 2012 alle 15:28. È archiviata in fotografia con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

4 pensieri su “Outtake #19

  1. Trovo in questi “scarti” ritrovati una ricerca paziente che conduce alla sintesi della rappresentazione fotografica. Un superbo esercizio d’indagine sull’inquadratura ed il tempo.

  2. @Giaime: tenere ordinato il proprio archivio e dedicare del tempo a rivedere ciò che si è fatto porta a volte scoperte sorprendenti, sia sulla propria fotografia che su se stessi: tempo e inquadrature sono elementi da cui partire per costruire una mappa del proprio percorso.

  3. …e se questo è un tuo luogo, ti invidio. PS. che pavimento fantastico.

  4. E’ il luogo più mio che possa pensare, oltre ad essere un posto bellissimo. Il pavimento a “salame ungherese” poi è per intenditori.

    ps: se segui il link a Uiza scopri qualcosa in più rispetto a questi luoghi.

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