Photo Outtakes

Outtake #21

©sferrando_21_big

Voglio dirlo: questa è una foto di cui sono estremamente orgoglioso.
Ero a Berlino, estate 2005: io, la macchina fotografica, rullini in bianco e nero e a colori e nessun treppiede; tra le varie tappe del soggiorno era previsto il Jüdisches Museum di Daniel Libeskind.
Entrare nella Torre dell’Olocausto fu il momento più emozionante della visita al museo, merito dell’atmosfera cupa e pesante che si respira dentro questa torre alta, buia e silenziosa. Digeriti i pesanti pensieri che questo spazio evoca, cercai il modo di riportarli sulla pellicola. Mi incastrai accucciato nello spigolo del vertice più acuto, cercando di trovare una posizione che limitasse il più possibile ogni minimo movimento; portai il mirino all’occhio, composi l’immagine e aspettai che lo spazio si svuotasse dei visitatori, cercando di non pensare a come domare gli innumerevoli secondi necessari per l’esposizione.
Respiro uno, respiro due, respiro tre; respiri sempre più lenti, io sempre più calmo. Mentre pensavo al perché non mi fossi portato un cavalletto e una pellicola più veloce della solita 100 ISO (senza peraltro trovare risposta), i secondi passarono e l’otturatore si chiuse. Passò un mesetto abbondante prima del momento dello sviluppo del rullino: trovare la foto lì, nel suo bel riquadro 24x36mm, nitida come poche, mi diede un’enorme soddisfazione. A distanza di anni comunque mi chiedo come abbiano fatto le mie mani a rimanere così ferme: sarà stato merito della dieta berlinese?

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 5, 2012 alle 10:42. È archiviata in fotografia con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

6 pensieri su “Outtake #21

  1. Secondo me è una delle tue più belle!

  2. sabrina in ha detto:

    ….quando l’architettura parla….. Libeskind nega l’accesso diretto al museo e ti costringe ad oltrepassare un buio corridoio sotterraneo che permette tre scelte; un primo corridoio porta alla torre triangolare vuota “La Torre dell’Olocausto”, illuminata sono da una feritoia alta…..
    “La foto riesce a trasmettere la stessa identica emozione/angoscia provata in quel luogo…..”

  3. Ricordo che soltanto aprire la pesante porta che permette l’accesso alla Torre è stato un qualcosa di molto simbolico; stare in quello spazio poi è stata davvero un’esperienza molto forte, tanto più che luci e suoni arrivano attutiti e senza riferimenti dall’esterno. Si, è proprio vero che in questo caso l’architettura parla (e lo fa senza gridare, ma in maniera decisa).

  4. francescadimonte in ha detto:

    bellissima

  5. Grazie Ciccio!

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